domenica 29 marzo 2009
picchiano ai vetri della finestra. odi lontano lontano l’antica torre dell’orologio.
ferrata sorte: un treno fuma oltre la campagna, diritto per la sua strada.
note:
una breve annotazione. un rumore sommesso, come in nevicata di carducci: “picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati”. è il richiamo degli assenti ad indurre una riflessione sul tempo, un’immagine di orologio – che muta simbolicamente in treno.
è una concezione del tempo lineare contrapposta a quella circolare, agli eterni ritorni presentati in altri testi. per “ferrata sorte” mi sono rifatto all’espressione “ferrata necessità”, del bruto minore di leopardi.
giovedì 19 marzo 2009
scritto nella categoria
poesie da
fortunecat
s’intenebrano i liti
ti abbui agli infiniti
ritorni, stella nera
* * *
(piove sulla riviera
che biancica in balia
dei venti al fortunale)
* * *
più prossime le porte
che d’onde alterno moto
fa gli occhi dell’ignoto
note: poesia di tre strofe di settenari variamente rimati. piove, si appressa il temporale sulla riva. una visione nera, indefinita tra le onde proietta la mente verso l’ignoto.
lunedì 2 marzo 2009
un faro. tra i faraglioni un brivido scuote immote bandiere. i lenti flussi i lenti riflussi ingoiano i battelli.
* * *
onde – tremano sulla scogliera.
di lassù, che vedi? una casa. balugina il terzo piano, un’alta cortina. ma tu, la mia voce non la senti mai. noi siamo qui, persi nella risacca.
note:
il mare come rappresentazione dell’eternità. in un pomeriggio d’inverno pare quasi di venirne inghiottiti, è la forza di un mondo in cui si viene scaraventati, quasi costretti ad andare alla deriva. è l’idea stessa del viaggio, della perdita, della rotta.
il faro – la luce – è la possibilità di un vita vera così vicina eppure irraggiungibile.
la nostra voce si perde nell’immobilità della bonaccia.