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venerdì 28 agosto 2009

alla stazione

scritto nella categoria poesie in prosa da fortunecat

sei mesi d’abisso. e una porta che sull’ignoto si disserra – presso la stazione, inseguendo quelle.

* * *

fisso allo specchio i miei occhi di vetro. il nulla – sedutosi in sala d’aspetto come un vecchio compagno di viaggio. non è mai il presente. non contempla ieri o domani.

la sua inudita voce sfiora passanti, chiede loro del sottile legame tra il prima e il dopo, poi prosegue. a grandi balzi – errante e a vuoto.

note: il nulla, o semplicemente il continuo cercare di comprendere l’oscuro meccanismo del tempo si materializza alla stazione, aspettando il treno.

lunedì 3 agosto 2009

oltre il confine

scritto nella categoria annotazioni da fortunecat

le persone più o meno esplicitamente mi fanno notare come alcuni comportamenti non rispondano alla “norma”, ad un modello di comportamento.

io credo sia proprio l’esistenza di un modello di comportamento a determinare la presenza di persone che non possono o non vogliono aderirvi.

ogni idea effettua implicitamente una classificazione sulla realtà. pensate al politico che parla di “aborto”. il semplice fatto di aver pronunciato la parola aborto, la semplice idea – enunciata in modo netto – suddivide automaticamente la popolazione in due classi, favorevoli e contrari.

si potrebbe dire che la chiarezza divide e il dubbio unisce.

* * *

il dubbio. quando giudichiamo il comportamento delle persone il dubbio pare del tutto assente. non ci sono domande se la risposta è fornita in anticipo, prima che qualcuno possa aprir bocca, dai media.

l’idea. l’idea di modello comportamentale – come detto in precedenza – impone una netta separazione tra chi è standard e chi non lo è. e il concetto di standard ha un risvolto sottile, impercettibile. lo standard è definito. e ogni definizione, di per sè è una delimitazione.

definire in fondo deriva da finis, definire è porre un confine, talvolta invalicabile.

la diretta conseguenza è l’abolizione di tutto ciò che è diverso. chi è differente – il malato, il povero, lo straniero – è appunto oltre il confine. si fa strada l’idea di una socialità uniforme, in cui il conformismo si traveste da bisogno di appartenenza e in cui non può esistere il prossimo se il prossimo è solo una replicazione di sè, se la propria mano si tende solo di fronte ad uno specchio.