mercoledì 27 gennaio 2010
dieci giorni. alla ricerca della trama incompiuta che lega le parole, i singoli gesti. apparentemente privi di senso. non l’intenzione individuale, che guarda in uno spazio limitato. ma l’idea, l’imprinting che deriva dal fatto di essere immersi in un contesto.
e chiamandosi fuori da quel contesto, passando dalla parte del semplice spettatore: ecco apparire quella trama, quella certezza di essere inscritti in un orizzonte comune.
la paradossale chiave di comprensione, che non apre nessuna porta. perché spesso sembra che per capire il mondo sia necessario guardarlo, e continuare a guardarlo: solo da lontano.
lunedì 11 gennaio 2010
questo angolo silenzioso non ha mai avuto una presentazione ufficiale del suo autore. mi sono spesso illuso di nutrirlo con la stessa contrapposizione tra realtà e sua rappresentazione, tra soggetto e parola che lo rappresenta.
l’ombra proiettata da un lume non ha un’identità, o meglio non è l’identità: mescolata e confusa com’è alle altre forme tracciate lungo le pareti di una stanza.
ma cosa accade quando il buio riporta queste rappresentazioni alla loro inesistenza, quando il silenzio irrompe nel dominio della parola – e non solo per scandirne il senso?
il rapporto con il buio è sempre singolare.
non è solo negazione. è ad ogni passo, come sensazione di camminare sul nulla. è il complemento di un volto solo accennato, un lembo di esistenza strappato al giorno, ma che la nostra coscienza prova a ricomporre in forme sempre nuove.
non è solo negazione. me lo ripeto tutti i giorni.