domenica 28 febbraio 2010
che ironia. ricevo una mail contenente questa frase:
io stesso, come praticamente tutti i miei colleghi attuali, abbiamo fatto uno stage. quelli assunti sono coloro che si sono integrati meglio e hanno dimostrato capacità superiori.
ed ecco la risposta che dà galimberti nel suo libro “la casa di psiche”. una risposta che vorrei condividere con voi…
e come nella sessualità, nella vita impersonale della specie a cui appartiene, nelle vicissitudini del suo corpo che segue il proprio ritmo autonomo, l’Io trova se stesso nell’Es inconscio pre-individuale, così nella vita sociale, in qualità di produttore e consumatore l’Io incontra se stesso come funzionario dell’apparato, o addirittura come anello di quella catena che l’Es artificiale della tecnica connette con il mondo delle macchine, le quali, siano esse amministrative, burocratiche, industriali o commerciali, esigono l’omologazione dell’individuo. ciò significa che l’individuo realizza se stesso quanto più attivamente si adopera alla propria passivazione, che consiste nella sua riduzione ad organo dell’apparato, a sua espressione, con progressivo decentramento da sè, e trasferimento del suo centro nel sistema tecnico che lo riconosce come sua componente.
l’autonomia, che nel corso dell’evoluzione l’Io è riuscito a strappare all’Es inconscio, che poi è quello pre-individuale, quello biologico, oggi la consegna all’Es tecnologico, a partire dal quale l’Io giudica se stesso più o meno “capace”, più o meno “valido” a misura della sua più o meno riuscita integrazione. ma dire integrazione significa guardare se stessi dal punto di vista dell’apparato, e quindi valutarsi tanto più positivamente quanto meno si è se stessi, e quanto più si è conformi alle esigenze del sistema tecnico a cui si appartiene.
o stesso, come praticamente tutti i miei colleghi attuali, abbiamo fatto uno stage in NERONERO. Quelli assunti sono coloro che si sono integrati meglio e hanno dimostrato capacità superiori.
domenica 21 febbraio 2010
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mercoledì 3 febbraio 2010
il professor tony mcenery ha condotto uno studio sui giovani inglesi, osservando come di fatto essi utilizzino un vocabolario costituito solo da 800 parole. complice l’utilizzo estensivo di chat, sms e social network.
in italia la situazione non è poi molto differente. spesso per il semplice fatto di utilizzare dei termini desueti si viene presi in giro, sarà capitato anche a voi credo.
quindi ho deciso di proporvi la lettura di questo brano tratto da 1984 di george orwell…
la neolingua era la lingua ufficiale in oceania ed era stata inventata per venire incontro alle necessità ideologiche del socing, o socialismo inglese. nell’anno 1984 non c’era ancora nessuno che usasse la neolingua come unico mezzo di comunicazione, sia a voce che per iscritto. gli articoli di fondo del giornale erano scritti in neolingua, ma essi costituivano un tour de force che poteva essere compiuto soltanto da uno specialista. ci si riprometteva che la neolingua sostituisse infine l’archelingua (ovvero l’inglese comune, come si potrebbe anche chiamare) pressapoco attorno all’anno 2050. nel frattempo, tuttavia, essa guadagnava costantemente terreno, dal momento che tutti i membri del partito tendevano sempre più a usare parole e costrutti grammaticali in neolingua, nei discorsi giornalieri. il sistema in uso nel 1984, e incorporato nella decima edizione del dizionario della neolingua, era del tutto provvisorio e conteneva molte parole superflue e forme arcaiche che sarebbero state soppresse a tempo debito. la nota presente considera, pertanto, solo il sistema finale, e ulteriormente perfezionato, quale si trova incorporato nell’undicesima edizione del suddetto dizionario.
fine della neolingua non era soltanto quello di fornire un mezzo di espressione per la concezione del mondo e per le abitudini mentali proprie ai seguaci del socing, ma soprattutto quello di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero. era sottinteso come, una volta che la neolingua fosse stata definitivamente adottata, e l’archelingua, per contro, dimenticata, un pensiero eretico (e cioè un pensiero in contrasto con i principi del socing) sarebbe stato letteralmente impensabile, per quanto almeno il pensiero dipende dalle parole con cui è suscettibile di essere espresso. il suo lessico era costituito in modo tale da fornire espressione esatta e spesso assai sottile a ogni significato che un membro del partito potesse desiderare propriamente di intendere. ma escludeva, nel contempo, tutti gli altri possibili significati, così come la possibilità di arrivarvi con metodi indiretti. ciò era stato ottenuto in parte mediante l’invenzione di nuove parole, ma soprattutto mediante la soppressione di parole indesiderabili e l’eliminazione di quei significati eterodossi che potevano essere restati e, per quanto era possibile, dei significati in qualunque modo secondari. daremo un unico esempio. la parola libero esisteva ancora in neolingua, ma poteva essere usata solo in frasi come “questo cane è libero da pulci” ovvero “questo campo è libero da erbacce”. ma non poteva essere usata nell’antico significato di “politicamente libero” o “intellettualmente libero” dal momento che la libertà politica e intellettuale non esisteva più, nemmeno come concetto, ed era quindi, di necessità, priva di una parola per esprimerla. ma, a parte la soppressione di parole di carattere palesemente eretico, la riduzione del vocabolario era considerata fine a se stessa, e di nessuna parola di cui si potesse fare a meno era ulteriormente tollerata l’esistenza. la neolingua era intesa non a estendere, ma a diminuire le possibilità del pensiero; si veniva incontro a questo fine appunto, indirettamente, col ridurre al minimo la scelta delle parole.
1984, George Orwell