omologazione
che ironia. ricevo una mail contenente questa frase:
io stesso, come praticamente tutti i miei colleghi attuali, abbiamo fatto uno stage. quelli assunti sono coloro che si sono integrati meglio e hanno dimostrato capacità superiori.
ed ecco la risposta che dà galimberti nel suo libro “la casa di psiche”. una risposta che vorrei condividere con voi…
e come nella sessualità, nella vita impersonale della specie a cui appartiene, nelle vicissitudini del suo corpo che segue il proprio ritmo autonomo, l’Io trova se stesso nell’Es inconscio pre-individuale, così nella vita sociale, in qualità di produttore e consumatore l’Io incontra se stesso come funzionario dell’apparato, o addirittura come anello di quella catena che l’Es artificiale della tecnica connette con il mondo delle macchine, le quali, siano esse amministrative, burocratiche, industriali o commerciali, esigono l’omologazione dell’individuo. ciò significa che l’individuo realizza se stesso quanto più attivamente si adopera alla propria passivazione, che consiste nella sua riduzione ad organo dell’apparato, a sua espressione, con progressivo decentramento da sè, e trasferimento del suo centro nel sistema tecnico che lo riconosce come sua componente.
l’autonomia, che nel corso dell’evoluzione l’Io è riuscito a strappare all’Es inconscio, che poi è quello pre-individuale, quello biologico, oggi la consegna all’Es tecnologico, a partire dal quale l’Io giudica se stesso più o meno “capace”, più o meno “valido” a misura della sua più o meno riuscita integrazione. ma dire integrazione significa guardare se stessi dal punto di vista dell’apparato, e quindi valutarsi tanto più positivamente quanto meno si è se stessi, e quanto più si è conformi alle esigenze del sistema tecnico a cui si appartiene.
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Pikadilly ha sussurrato:
Questo discorso di allaccia anche alla teoria delle doverizzazioni.
“Devo essere così perché altrimenti non riuscirò mai a fare questo o quello.”
Doverizzazione come motore che genera fobie, ansia e panico quando non si riesce a realizzare l’azione insita nella stessa doverizzazione.
“Se non ottengo quel lavoro (devo ottenere il lavoro), non sono capace/vuol dire che gli altri sono più capaci di me.”
Si è tali, se si riesce a fare tale cosa.
La terapia psicologica mi ha insegnato che ci si sente in un modo se non si fa una una determinata cosa, ma la sensazione non è sinonimo di essere così o colà, è solo una sensazione.
Quelle persone non hanno dimostrato capacità superiori, ma attitudini al tipo di lavoro richiesto. Hanno risposto al bisogno dell’azienda che non è il bisogno assoluto di tutte le aziende.
28 febbraio 2010, 15:27
fortunecat ha sussurrato:
hai ragione, spero solo che prima o poi questo messaggio arrivi anche alle persone interessate.
1 marzo 2010, 09:40
Vino biodinamico ha sussurrato:
Giusto non si ha capacità superiori ad un altro solo perchè si supera un test, si ha attitudini maggiori o minori in un certo campo rispetto ad un altro. Probabilmente Einstein non era un buon artista!
2 marzo 2010, 17:51